manifestazione a Bosa domenica 12 aprile 2019

Domenica 12 maggio, ci troveremo in Piazza Monumento a Bosa dalle ore 10 per parlare, dialogare, giocare e divertirci insieme e soprattutto per dire un’altro forte NO alla violenza, all’intolleranza e a ogni forma di discriminazione.
Coloriamo la piazza di allegria, rispetto e amore. affinché non si ripetano mai più gesti di violenza o di intolleranza.
– Liberi interventi/testimonianza al microfono
– teatro e improvvisazione
– mostre fotografiche
– creatività

 

Amina

Illustrazione di Gino Tondo

 

25 aprile 2019. Durante la festa Amina e Ibra vengono fermati da un gruppo di uomini che chiedono il prezzo di un palloncino. Alla risposta di Amina, non trovandosi d’accordo e stabilendo loro quanto pagare, lei non accetta, quindi senza esitazione gli bucano il palloncino scatenando il dissenso verbale per il gesto da parte di Ibra e Amina. Da qui hanno iniziato a picchiare prima Ibra e poi Amina, che ha cercato di difendere suo figlio. Solo dopo un poco di tempo è intervenuto un uomo, che a sua volta ha rischiato il linciaggio, e altre due donne. In seguito sono intervenuti i carabinieri …
Amina e il figlio sono stati ricoverati in ospedale e Amina tuttora porta sul proprio corpo i segni e le conseguenze dell’accaduto.

L’accaduto ha portato un gruppo di persone della zona ad incontrarsi in piazza e a riflettere su una risposta pacifica all’evento. In questo modo nasce l’idea di un’iniziativa che serva ad esprimere solidarietà verso Amina ma anche verso tutte quelle persone che subiscono atti di violenza o di intolleranza a causa di una mentalità che discrimina le persone in base a fattori irrilevanti.
Vogliamo sostenere e ispirare con questa azione la visione di una società fondata sul rispetto di tutti e tutte, sull’inclusione e l’armonia pacifica.

La manifestazione prende spunto da quanto accaduto a Bosa il 25 aprile ma vuole abbracciare ogni espressione di solidarietà umana e pacifica, affinché nessuno si senta solo.

Illustrazione di Gina Tondo.

Evento su Facebook per restare aggiornati

 

La fronda dei sindaci contro il Viminale: «Porti aperti subito»

Aquarius. Da Napoli a Palermo fino alle città senza mare. Ma dal 1994 i comuni non hanno competenze sugli scali. Anche nella Torino 5S si protesta per la chiusura. Solidarietà dai governatori dem

La chiusura dei porti all’Aquarius, imposta dal Viminale, ha provocato le proteste di molte amministrazioni comunali. A cominciare dal sindaco partenopeo, Luigi de Magistris: «Napoli è pronta ad accoglierle i 629 migranti. L’eventuale attracco di Aquarius in Spagna non è una vittoria di Salvini ma una vergognosa sconfitta dell’Italia. Al presidente della Camera Roberto Fico dico di battere un colpo».

Domenica è intervenuto anche il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio De Caro: «Dobbiamo cambiare la politica europea sull’accoglienza, ma non possiamo usare queste persone disperate come ostaggi». Seguito ieri dal collega di Taranto, Rinaldo Melucci: «Dopo la riforma del sistema portuale del ’94, i sindaci non hanno più alcuna competenza diretta sugli scali. D’altronde in mare vigono leggi e consuetudini che non si possono cancellare con una circolare».

No alla chiusura dei porti anche dai due sindaci che hanno accolto gli unici sbarchi autorizzati da Salvini. «Il nostro cuore è grande – ha commentato Giuseppe Falcomatà che guida Reggio Calabria –, più grande di chi vuole speculare senza un briciolo di umanità». Più diplomatico il collega siciliano di Pozzallo, Roberto Ammatuna: «Salvini ha voluto sollevare un problema che esiste ma l’ha fatto in maniera sbagliata».

La collega 5S di Augusta, Cettina Di Pietro, si è dichiarata pronta ad accogliere l’Ong ma, ha precisato, «i comuni sono stati lasciati soli». Contro la linea dura di Salvini anche Crotone e Lampedusa.

Da Palermo Leoluca Orlando attacca: «A violare la legge internazionale, quella che impone come priorità il salvataggio delle vite umane, è il ministro dell’Interno italiano che ha dato ulteriore dimostrazione della natura culturale dell’estrema destra leghista». Risalendo la penisola, si fa sentire anche il sindaco di Ravenna, Michele De Pascale: «Di sicuro avrei accolto l’Aquarius. La Costituzione, con l’articolo 10, prevale sui ministri dell’Interno».

Solidarieta ai colleghi dai sindaci dei comuni che non affacciano sul mare, a cominciare da Milano con Giuseppe Sala: «Penso che facciano bene. È il tema più politico che esista e anche il tema più deviato da una politica alla ricerca di consensi».

Persino nella Torino 5S c’è chi si dissocia dal governo: «Ci piace sempre immaginare come sarebbe Torino con il mare. Se c’è il mare c’è un porto e sono convinto che stasera sarebbe aperto – scriveva ieri su Facebook l’assessore ai Diritti, Marco Giusta – La politica dell’immigrazione è da rivedere, tutta, ma non si può fare sulla pelle delle persone».

L’ex 5S Federico Pizzarotti da Parma attacca il leader leghista e l’Ue: «Salvini gioca a braccio di ferro con Malta sulla pelle di oltre 600 vite umane. Condanniamo con altrettanta fermezza l’assenza dell’Europa, che si è dimostrata lontana e debole».

Sono intervenuti anche i governatori dem. Il campano Vincenzo De Luca, che pure ha simpatia per la linea dura dei leghisti in tema di sicurezza, ammette: «Il problema umanitario deve essere risolto prima di ogni altra cosa».

Il presidente sardo Francesco Pigliaru puntualizza: «Se il governo ha deciso di cambiare le regole del gioco prima dovrebbe annunciarlo. E non farlo nel momento in cui c’è una nave in giro per il Mediterraneo». E il collega pugliese Michele Emiliano: «La condotta di Salvini sta rasentando l’illegittimità. Il nostro modello di accoglienza non è basato sul considerare gli esseri umani come un motivo di controversia con le altre nazioni».

Un’alleanza di sindaci europei per fermare il sovranismo

Sindaci in prima linea. Da Madrid a Palermo, otto primi cittadini lanciano un manifesto per salvare l’Europa

Il senso della giornata lo riassume Leoluca Orlando: «Se in nome della sicurezza si cominciano a calpestare i diritti, allora stiamo andando verso una dittatura», avverte. Il sindaco di Palermo parla a margine dell’incontro che ieri – chiamati dal fondatore della ong Open Arms, Oscar Camps – ha riunito in un albergo romano otto sindaci di altrettante città italiane e spagnole che negli ultimi mesi si sono distinti nell’accoglienza dei migranti. Con Orlando ci sono la sindaca di Barcellona Ada Colau, quello di Saragoza Pedro Santisteve e i colleghi italiani Luigi De Magistris (Napoli), Virginio Merola (Bologna), Damiano Coletta (Latina) e Francesco Italia (Siracusa). Presente, in rappresentanza del comune di Milano, l’assessore alle Politiche sociale Francesco Majorino, mentre la sindaca di Madrid Manuela Carmena, che pure ha aderito all’iniziativa, alla fine non ha potuto partecipare.

Un incontro «informale» coordinato dal presidente dell’associazione A buon diritto Luigi Manconi, e servito a gettare le basi per la creazione di una rete di città che, in vista delle elezioni europee di maggio, provi a contrastare le politiche sovraniste di chiusura dei porti alle navi delle ong che salvano i migranti nel Mediterraneo. «Una chiamata ai sindaci e alle sindache per salvare l’Europa da se stessa», per usare le parole scelte da Ada Colau per il suo manifesto servito da stimolo alla discussione e al quale adesso si spera aderiranno anche altri sindaci.

Si guarda all’Europa, ma anche a quanto accade a casa nostra come gli effetti che il decreto sicurezza avrà nei territori governati dai sindaci. «Non possiamo essere lasciati soli ad affrontare un problema che per strategia politica punta a creare una guerra tra poveri», spiega Coletta. A fare da battistrada nel contrasto di questa strategia è stato proprio Orlando con una direttiva che autorizza, contrariamente a quanto previsto dal decreto Salvini, l’iscrizione dei cittadini stranieri all’anagrafe di Palermo. Dal 2 gennaio a oggi sono stati 200 gli immigrati che hanno potuto approfittare di questa possibilità. Il risultato, spiega il sindaco, «è che quattro migranti hanno potuto avere un contratto di lavoro, regolarizzare la propria posizione e cominciare a pagare le tasse. Allora mi chiedo: chi crea insicurezza e chi, invece, lavora per la sicurezza dei cittadini?».

Quello che si chiede ai sindaci italiani ed europei è quindi di lavorare in difesa di valori ce dovrebbero essere scontati e che invece non lo sono più. Ma come farlo? «Dobbiamo creare una rete parallela e integrata di solidarietà», dice il primo cittadino di Bologna Virginio Merola.«L’allarme sicurezza è infondato, son oro che alimentano la paura e dunque dobbiamo fare atto di disobbedienza costituzionale verso un decreto che è incostituzionale».
Senza dimenticare quanto accade tutti i giorni nel Mediterraneo, le tragedie provocate anche da tre anni in cui si è criminalizzato il lavoro delle ong. «Salvare vite è un dovere, lasciare persone in mare è un crimine», ripete allora ancora una volta il sindaco di Napoli De Magistris, per il quale il governo «vuole distruggere i modelli di integrazione, mentre noi lavoriamo per integrare, il decreto sicurezza alimenta l’insicurezza».

Per quanto importante l’incontro tra i sindaci è però solo un primo passo. «L’obiettivo – spiega infatti Manconi a conclusione dei lavori – è organizzare per dopo le elezioni europee una grande assemblea in una città del Mediterraneo per proseguire il discorso».

Chiamata ai sindaci e alle sindache

Appello. Naufraga il progetto europeo, quando si vendono armi e si alimenta il conflitto a Sud e a Oriente del Mediterraneo senza assumersene alcuna responsabilità, quando si sceglie di alzare muri per creare zone di buio informativo e umanitario, quando si chiudono le frontiere comprando governi terzi e pagando eserciti stranieri affinché facciano il lavoro sporco.

Il Mar Mediterraneo è stato la casa comune di civiltà millenarie nelle quali l’interscambio culturale ha significato progresso e prosperità. Oggi è divenuto la fossa comune di migliaia di giovani che vi trovano la morte per l’assenza di canali d’ingresso legali e sicuri.

Le città, luogo di convivenza di uomini e donne di origini molto diverse tra loro e rifugio di migranti e richiedenti asilo, guardano con stupore alla deriva (all’atteggiamento?) degli stati europei nei confronti dei diritti delle persone che cercano di attraversare il Mediterraneo.

Riteniamo legittimo l’obiettivo di fuggire dalla violenza o dalla mancanza di opportunità e libertà democratiche, e crediamo che la soluzione sia la pace e la democrazia, così come riteniamo che le migrazioni debbano essere gestite in maniera ordinata sotto il coordinamento di diversi organi governativi. Riconosciamo altresì che i nuovi arrivati e le nuove arrivate debbano avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di ogni altro cittadino.

La chiusura dei porti italiani e maltesi alle navi di soccorso e il recente blocco burocratico nei porti spagnoli e italiani delle navi Open Arms, Aita Mari, SeaWatch3, insieme a quello dei porti francesi, sono esempi pratici di come anche l’Europa stia naufragando.

Riteniamo che l’Europa naufraghi quando viola la legge del mare, quando riduce i mezzi della propria guardia costiera, quando accusa di traffico di esseri umani chi li soccorre, facendo ciò che dovrebbero fare gli stati, quando cerca di annullare i meccanismi di solidarietà nelle nostre città. Naufraga quando i governi europei, nascosti dietro le proprie bandiere e presunte soluzioni pratiche, rifiutano di aiutarsi in modo solidale nell’affrontare il tema dei flussi migratori dovuti a conflitti regionali.

Naufraga il progetto europeo, quando si vendono armi e si alimenta il conflitto a Sud e a Oriente del Mediterraneo senza assumersene alcuna responsabilità, quando si sceglie di alzare muri per creare zone di buio informativo e umanitario, quando si chiudono le frontiere comprando governi terzi e pagando eserciti stranieri affinché facciano il lavoro sporco. Naufraga quando si confondono le vittime dei conflitti con i loro assassini, come sta facendo l’estrema destra europea.

Dobbiamo salvare l’Europa da se stessa. Rifiutiamo di credere che la risposta europea di fronte a questo orrore sia la negazione dei diritti umani e l’inerzia di fronte al Diritto alla Vita. Salvare vite non è un atto negoziabile e negare la partenza alle navi o rifiutarne l’entrata in porto, un crimine. Costringere le persone a vivere in un clima crescente di disuguaglianza su entrambe le sponde del mare è una soluzione a breve termine che non garantisce alcun futuro, soprattutto quando i flussi migratori più imponenti si producono seguendo altre rotte, non quelle marittime.

Le città presenti vogliono riconoscere l’azione e il coraggio della società civile rappresentata dalle navi di Open Arms, SeaWatch, Mediterranea, Aita Mari, SeaEye, del peschereccio di Santa Pola, del sindaco di Riace, della Guardia Costiera italiana e dello spagnolo Salvamento Maritimo, così come di tutte le organizzazioni umanitarie che operano alle frontiere. Esigiamo che il governo italiano e quello spagnolo nonché la Commissione Europea abbandonino la strategia di bloccarle e criminalizzarle.

Oggi ci siamo riuniti a Roma per sigillare un’alleanza tra città europee che diano appoggio alle organizzazioni umanitarie e alle navi europee di soccorso nel Mediterraneo. Allo stesso tempo, le città europee continueranno a lavorare insieme per combattere l’involuzione dei principi fondativi della Ue e riportare il progetto europeo a galla. Un’alleanza in mare e una in terra per un Mediterraneo che abbia un futuro.
Testo dell manifesto sottoscritto dai sindaci di Barcellona, Madrid, Saragoza, Valenzia, Napoli, Palermo, Siracusa, Milano, Latina e Bologna

La colorata manifestazione di Oristano

In piazza alcune centinaia di persone per la manifestazione promossa da cittadini e associazioni

Alcune centinaia di persone, tra cui diversi amministratori locali, hanno preso parte questo pomeriggio a Oristano alla manifestazione contro l’odio e il razzismo verso coloro che fuggono da guerre, violenze, fame e povertà.

Promossa da un gruppo di cittadini e di associazioni, l’iniziativa ha proposto letture, momenti di condivisione. Un suggestivo flash mob , coordinato da Carlo Petromilli,  ha visto la partecipazione di dieci ballerini che, con le mani dipinte con diversi colori, hanno proposto l’immagine di un gruppo di migranti alle prese con le onde del mare.

Sulle scalinate del municipio sono stata poggiate tante barchette di carta e a fianco diversi cartelli per dire no al razzismo e dire sì all’accoglienza di quanti soffrono. Tra questi anche quello con la frase di Papa Francesco: “Costruite ponti e non muri”.

I partecipati hanno anche formato una catena umana che ha circondato il monumento a Eleonora d’Arborea.

Fonte : Linkoristano

 

 

Walyaan-Cinema Migrante IV Edizione

13 febbraio ore 19, Centro dei Servizi Culturali di Macomer

Il Centro di Servizi Culturali di Macomer ospiterà un tappa del Festival itinerante Walyaan-Cinema Migrante IV Edizione”

La manifestazione, a cura dell’Associazione italo-senegalese Sunugaal e finanziata dalla Regione Sardegna, si propone di offrire uno scorcio delle culture africane attraverso il cinema. La cinematografia che viene portata all’attenzione del pubblico del circuito sardo proviene soprattutto dal Senegal, Mali, Burkina Faso, Costa D’Avorio

L’evento si terrà mercoledì 13 febbraio alle ore 19 presso la sede del Centro: Padiglione Filigosa – Ex Caserme Mura. Viale Gramsci – Macomer

Informazioni su : www.scsmacomer.it

 

 

MIGRANTI: PROFUGHE ERITREE A CAGLIARI

Corridoio da Etiopia per ricongiungimento familiare in Sardegna

“Si tratta di 85 persone di nazionalità prevalentemente eritrea, tutte rifugiate in Etiopia: tra loro ci sono vari nuclei familiari e una decina di bambini e saranno accolti in una quindicina di diocesi italiane. L’accordo ha consentito finora l’ingresso legale e sicuro a un numero complessivo di 500 profughi in due anni, grazie anche all’intervento di diocesi, parrocchie, famiglie e istituti religiosi e l’utilizzo di appartamenti privati, con il supporto di famiglie tutor italiane impegnate ad accompagnare il percorso di integrazione sociale e lavorativa di ognuno sul territorio, garantendo servizi, corsi di lingua italiana e cure mediche. Il progetto è totalmente autofinanziato con l’8xmille della Cei, a fondi raccolti dalla Comunità di Sant’Egidio e alla generosità non solo di associazioni e parrocchie, ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario.”
http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/01/31/migranti-profughe-eritree-a-cagliari_27275005-a8c0-4c6c-a9c9-da90264f3a10.html

Il sindaco Orlando iscrive all’anagrafe 4 stranieri

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, firma le prime quattro iscrizioni all’anagrafe. Riguardano un richiedente asilo e tre migranti, già titolari di protezione umanitaria, che secondo le nuove regole del decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini non avevano alcuna chance di essere inseriti negli elenchi del Comune di Palermo. Le quattro pratiche (tre uomini bengalesi e una donna libica) sono state giudicate “irricevibili” dagli uffici dell’Anagrafe di Palermo e sono arrivate sulla scrivania del sindaco Leoluca Orlando che, come annunciato, ha ufficializzato il via libera all’iscrizione.

“Firmare questi atti — dice Orlando — è per un sindaco che ha giurato fedeltà alla Costituzione e allo statuto comunale un atto praticamente dovuto, perché questi due “estremi” del nostro diritto, in sintonia l’una con l’altro, ci dicono che la tutela dei diritti collettivi va di pari passo con la tutela dei diritti dei singoli, perché solo così si garantisce e si costruisce la vera sicurezza di tutta la comunità locale. Si tratta di un provvedimento amministrativo che ha basi giuridiche e amministrative solide, anche se so già che qualcuno parlerà di provvedimento politico per distogliere dal suo contenuto più profondo: la tutela dei diritti di tutti e di ciascuno, come garanzia delle libertà per tutti e per ciascuno”.

Dal sito de La Repubblica

Non in nome mio

Ci tengo, quale cittadino italiano, a dire questa frase: NON IN NOME MIO. Mi spiego meglio. Lo sgombero avvenuto a Castelnuovo di Porto di una comunità di 535 migranti che erano riusciti perfettamente a integrarsi nella società italiana, con i bambini che da due anni frequentavano le scuole italiane, con gente che lavorava e pagava le tasse in Italia, ebbene questo sgombero è persecutorio, cioè a dire: Attenzione, stiamo entrando assolutamente in un regime di violenza e di prepotenza. Non solo di “difesa contro l’emigrazione”, oscena, perché i porti devono essere aperti a tutti, mai chiusi, perché i porti spesso sono la riva sognata da gente, da migliaia di persone. Gli si chiude la porta in faccia. Non solo: si comincia a perseguitare coloro che ormai sono italiani, integrati perfettamente. Questa è un’ossessione, rendetevene conto. NON IN NOME MIO. Io mi rifiuto di essere un cittadino italiano, complice di questa nazista volgarità

Andrea Camilleri